Torretta Antonacci: Confinamenti e resistenze nelle aree rurali
Un’analisi della porosità dei confini nei processi di mobilità migrante in Italia
Il lavoro di ricerca dell’equipe dell’Università di Parma ha posto l’attenzione sull’insediamento informale di Torretta Antonacci, nel foggiano, un luogo emblematico che permette di esplorare come i processi di confinamento permeino aree lontane dai confini fisici nazionali. Il ghetto di Torretta si configura come uno spazio in cui la segmentazione della forza lavoro nel settore agricolo del Sud Italia produce confini interni che isolano e marginalizzano i lavoratori migranti.
Ciò che emerge dall’indagine è la complessità di questo spazio: da un lato, un luogo segnato da violenza strutturale, esclusione e sfruttamento; dall’altro, un sito di costruzione di futuri alternativi, di resistenza e di emancipazione. È questa ambivalenza che rende Torretta Antonacci un caso di studio rilevante per comprendere le dinamiche di mobilità e immobilità forzata che caratterizzano gli spazi rurali italiani.
“Terra e Libertà”: immaginari di autonomia e città in divenire
Particolarmente significativa è l’esperienza del progetto “Terra e Libertà”, nato dall’iniziativa di un gruppo di braccianti che hanno occupato e iniziato a coltivare un terreno abbandonato. L’idea alla base del progetto si fonda sull’utilizzo dell’agricoltura come strumento di emancipazione e autonomia, sintetizzata nell’espressione “la terra non abbandona nessuno”.
In un contesto in cui l’alloggio, condizioni di lavoro dignitose e il benessere sono spazi inaccessibili per soggetti considerati “indesiderati” o “illegalizzati”, il progetto rappresenta un tentativo concreto di trasformare la precarietà in stabilità, lo sfruttamento in autodeterminazione. La produzione di una passata di pomodoro denominata con il nome del progetto costituisce il simbolo tangibile di questa trasformazione.
Nonostante le condizioni estremamente difficili, la ricerca ha evidenziato come Torretta Antonacci possa essere concepita come una “città in divenire”, uno spazio in continua costruzione dove i suoi abitanti, pur vivendo condizioni di marginalità estrema, elaborano immaginari alternativi e strategie di resistenza. Questo processo non è privo di ostacoli e contraddizioni, ma rappresenta una forma di resistenza quotidiana ai meccanismi di confinamento e filtro multiplo che caratterizzano le mobilità migranti nel contesto italiano.
Ricerca collaborativa e didattica innovativa
L’indagine su Torretta Antonacci si è avvalsa della collaborazione di Francesco Caruso dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro, di Camilla Macciani dell’Università di Bergamo, dell’Unione Sindacale di Base e ha coinvolto attivamente gli studenti e le studentesse della Clinica Sociologico-Giuridica dell’Università di Parma, nel solco di un approccio di ricerca collaborativa e di una didattica che va oltre le forme tradizionali, unendo sapere e ricerca in azione.
Questo coinvolgimento ha permesso non solo di approfondire la comprensione delle dinamiche che caratterizzano gli spazi rurali come luoghi di transito e incontro, ma anche di creare connessioni tra realtà sociali e geografiche distanti. La reciprocità degli scambi tra studenti, docenti e braccianti ha generato nuove forme di consapevolezza e solidarietà.
Di seguito un video-trailer realizzato da studentesse e studenti della Clinica Sociologico-Giuridica sulla loro esperienza
Per approfondire:
Caruso, F. S. (2022). Ghetti rurali e profughizzazione del lavoro bracciantile nell’orto d’Italia. Mondi migranti: 2, 2022, 37-52.
Corrado, A., Macciani, C., & Caruso, F. (2023). Migrazioni, sindacalismo e autorganizzazione nelle campagne: i braccianti migranti in provincia di Foggia (Italia). Mondi migranti: 2, 2023, 133-151.