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Autore: Jacopo Anderlini

Tracce del confine. Note fotoetnografiche dal campo

Siamo lieti di annunciare la pubblicazione di “Tracce del confine”, un’esplorazione fotoetnografica degli spazi di frontiera realizzata dai ricercatori Vincenza Pellegrino, Jacopo Anderlini e Opher Thomson dell’Università di Parma. Questa pubblicazione presenta un approccio metodologico innovativo che combina l’etnografia visuale con la riflessione narrativa per esaminare le tracce materiali e le dinamiche sociali della migrazione attraverso i confini europei, con particolare attenzione alla regione della Val Susa.

I ricercatori hanno sviluppato quello che definiscono “note fotoetnografiche” – descrizioni che si concentrano sugli oggetti, gli ambienti e i paesaggi che testimoniano il movimento umano, piuttosto che esclusivamente sui soggetti migranti. Attraverso il loro processo di scrittura collaborativa, rivelano come i regimi di frontiera producano attivamente categorie di “migranti” e “turisti”, evidenziando il netto contrasto tra la mobilità facilitata di alcuni e il movimento criminalizzato di altri.

Arricchita dalle suggestive fotografie in bianco e nero tratte dal film di Opher Thomson “Abito di confini“, questa pubblicazione invita i lettori a riconsiderare il modo in cui percepiamo, narriamo e comprendiamo gli spazi di confine e le persone che li attraversano.

La pubblicazione completa è ora disponibile per il download.

Torretta Antonacci: Confinamenti e resistenze nelle aree rurali

Un’analisi della porosità dei confini nei processi di mobilità migrante in Italia

Il lavoro di ricerca dell’equipe dell’Università di Parma ha posto l’attenzione sull’insediamento informale di Torretta Antonacci, nel foggiano, un luogo emblematico che permette di esplorare come i processi di confinamento permeino aree lontane dai confini fisici nazionali. Il ghetto di Torretta si configura come uno spazio in cui la segmentazione della forza lavoro nel settore agricolo del Sud Italia produce confini interni che isolano e marginalizzano i lavoratori migranti.

Ciò che emerge dall’indagine è la complessità di questo spazio: da un lato, un luogo segnato da violenza strutturale, esclusione e sfruttamento; dall’altro, un sito di costruzione di futuri alternativi, di resistenza e di emancipazione. È questa ambivalenza che rende Torretta Antonacci un caso di studio rilevante per comprendere le dinamiche di mobilità e immobilità forzata che caratterizzano gli spazi rurali italiani.

“Terra e Libertà”: immaginari di autonomia e città in divenire

Particolarmente significativa è l’esperienza del progetto “Terra e Libertà”, nato dall’iniziativa di un gruppo di braccianti che hanno occupato e iniziato a coltivare un terreno abbandonato. L’idea alla base del progetto si fonda sull’utilizzo dell’agricoltura come strumento di emancipazione e autonomia, sintetizzata nell’espressione “la terra non abbandona nessuno”.

In un contesto in cui l’alloggio, condizioni di lavoro dignitose e il benessere sono spazi inaccessibili per soggetti considerati “indesiderati” o “illegalizzati”, il progetto rappresenta un tentativo concreto di trasformare la precarietà in stabilità, lo sfruttamento in autodeterminazione. La produzione di una passata di pomodoro denominata con il nome del progetto costituisce il simbolo tangibile di questa trasformazione.

Nonostante le condizioni estremamente difficili, la ricerca ha evidenziato come Torretta Antonacci possa essere concepita come una “città in divenire”, uno spazio in continua costruzione dove i suoi abitanti, pur vivendo condizioni di marginalità estrema, elaborano immaginari alternativi e strategie di resistenza. Questo processo non è privo di ostacoli e contraddizioni, ma rappresenta una forma di resistenza quotidiana ai meccanismi di confinamento e filtro multiplo che caratterizzano le mobilità migranti nel contesto italiano.

Ricerca collaborativa e didattica innovativa

L’indagine su Torretta Antonacci si è avvalsa della collaborazione di Francesco Caruso dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro, di Camilla Macciani dell’Università di Bergamo, dell’Unione Sindacale di Base e ha coinvolto attivamente gli studenti e le studentesse della Clinica Sociologico-Giuridica dell’Università di Parma, nel solco di un approccio di ricerca collaborativa e di una didattica che va oltre le forme tradizionali, unendo sapere e ricerca in azione.

Questo coinvolgimento ha permesso non solo di approfondire la comprensione delle dinamiche che caratterizzano gli spazi rurali come luoghi di transito e incontro, ma anche di creare connessioni tra realtà sociali e geografiche distanti. La reciprocità degli scambi tra studenti, docenti e braccianti ha generato nuove forme di consapevolezza e solidarietà.

Di seguito un video-trailer realizzato da studentesse e studenti della Clinica Sociologico-Giuridica sulla loro esperienza

Per approfondire:

Caruso, F. S. (2022). Ghetti rurali e profughizzazione del lavoro bracciantile nell’orto d’Italia. Mondi migranti: 2, 2022, 37-52.

Corrado, A., Macciani, C., & Caruso, F. (2023). Migrazioni, sindacalismo e autorganizzazione nelle campagne: i braccianti migranti in provincia di Foggia (Italia). Mondi migranti: 2, 2023, 133-151.

14/15 May 2024. International Conference “Collective Memories of Transit across the Mediterranean”

The 14th and 15th of May, the University of Parma's equipe with its socio-legal clinic, will host a two-day international conference exploring the stories and collective memories of movement, migration, and transit across the Mediterranean region.

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16th and 17th June. Workshop in Val di Susa: “Representing the Frontier”.

16th and 17th June. The workshop Representing the border: the wide space and long time of people on the move with Vincenza Pellegrino and Jacopo Anderlini from the University of Parma, the visual researcher Opher Thomson and the anthropologist Piero Gorza, will be held in Val di Susa the 16th and 17th of June. The workshop is held within the framework of the Sociological-Legal Clinics Migrations and Frontiers, promoted by the University of Parma with the University of Naples "L'Orientale" and the collaboration of Ciac onlus, Italian Red Cross - Susa Committee, Diaconia Valdese, Mediterranea, Doctors Without Borders and Migrantour Parma. These meetings are intended to encourage an open discussion on the possibility of representing the border in a different way, far from the feeling of emergency, helping to reflect both on the way in which each stage and each passage is preceded and followed by another one: on the fact that in each stage there are other passages and other migrations. The public events will be based on photographic materials and ethnographic notes collected over months of research in different Italian frontiers, across mountain and maritime spaces.

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